I bambini nascono sempre uguali, si diceva, e si credeva di poterli educare tutti allo stresso modo. È sempre stato così, e non si sentiva la necessità di vedere ognuno come soggetto unico da trattare in modo diverso.  Oggi, con i mutamenti culturali e la possibilità dei giovani di accedere a un’infinità d’informazioni e di esperienze, occorrono altri accorgimenti.

Poiché in tanti articoli lo stesso concetto è trattato secondo ciò che si vuole dimostrare, è il caso di operare una sintesi e fare un po’ di ordine. Si parla dell’istruttore, che deve formare uno sportivo completo, ma discorso interessa anche l’allenatore, che si deve abituare a gestirlo. 

Parlare di educazione, specialmente quando s’inseriscono concetti non abituali tratti dall’osservazione personale sulle tracce psicologiche di Alfred Adler, è un compito troppo lungo, e allora è meglio elencarne alcuni caratteri.

Quando si parla di argomenti generali, non ci si riferisce mai alle singole persone, ma a eventualità possibili. E un percorso giovanile povero di stimoli o, addirittura, difficile, può mettere in moto reazioni imprevedibili.

Definire il rapporto senza infiorarlo di aggettivi zuccherosi e buone intenzioni è difficile, e allora descriviamolo semplicemente come confidenza, libertà di esprimersi, naturalezza nel fare insieme e scambiarsi contributi e consapevolezza di essere capiti e accettati.

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