Formazione

Il bambino nasce incompleto e imperfetto, e ha bisogno di arrivare alla padronanza e all’armonia del corpo e del movimento per acquisire il gesto tecnico e al pensiero astratto per capire che cosa ne dovrà fare.

Specializzazione precoce - Seconda Parte

Si dice che la specializzazione precoce sia necessaria per non costruire sui difetti, perché un bambino, lasciato a se stesso, acquisisce gesti tecnici non ottimali, ma non nasce difettoso. Se fosse così difficile o impossibile cambiare un difetto acquisito nell’infanzia, sarebbe il caso di capovolgere il discorso. Un gesto appreso quando mancano tutte le condizioni per metterlo in atto non può che essere difettoso. Quando, invece, si procede tenendo conto del grado di sviluppo e delle capacità del singolo è facile. Tutti gli apprendimenti complessi avvengono per gradi e attraverso errori e modificazioni successive. Occorre, però, considerare che il gesto perfetto per tutti non esiste: sia perché ognuno arriva al proprio, che è fondato su qualità che sono soltanto sue e, sia, perché una fotocopia mal riuscita vale sempre meno di un originale adattato ai propri mezzi. E se fosse così facile apprendere il gesto del campione, perché non farlo imparare a tutti anche nel professionismo, dove i campioni veri sono pochissimi?

Per quanto riguarda i concetti propri della tattica e strategia, se ne può parlare almeno dopo i dieci anni. Prima, il bambino può capire ed eseguire degli ordini, ma non partecipa alla successiva elaborazione di ciò che impara e al collettivo, perché è egoista e tipicamente rivolto al presente.

Un sistema impegnativo fin dall'inizio forma il carattere, ma la sicurezza e la consapevolezza di potercela fare non si costruiscono su richieste che non possono essere soddisfatte. Il giovane cresce e si rassicura quando si rispettano i tempi dello sviluppo, si fanno richieste che può soddisfare. Il carattere che si cerca non è dibattersi per non soccombere a un pericolo, né tentare il tutto per tutto senza conoscere gli strumenti da usare e dove si deve arrivare. Il carattere è fidarsi dei propri mezzi, tentare il nuovo sapendo che subito può non riuscire ed essere lucidi da poter usare.

  Si parla di sacrificio, duro lavoro e sofferenza per contrastare l’appagamento e insegnare l’autonomia. Una frase sentita da un istruttore di bambini di nove anni che si stanno divertendo liberamente: “Adesso basta giocare, si lavora”. Un lavoro duro sarebbe una scuola di vita, mentre il gioco che diverte sarebbe addirittura una perdita di tempo deleteria, ma il primo è estraneo al bambino, che appena si stanca o non si diverte smette, e il secondo è l’attività che piace e soddisfa tutte le motivazioni all’impegno.

Si dice che la specializzazione precoce dia dei punti fermi per introdurre da subito la pratica adulta dello sport, ma i punti fermi non sono gesti, soluzioni e concetti ottimali copiati dal campione, ma quelli sviluppati sui propri mezzi. Sono quelli possibili e consapevoli acquisiti gradualmente e inseriti su una base fisica e psicologica che si sta formando. Si vuole guadagnare qualche anno sulla carriera ma, se ventenni sono mandati “a farsi le ossa” prima di essere inseriti nelle prime squadre, significa che la formazione ha curato lo sviluppo tecnico e fisico, ma non ha operato sulla maturità, l’autonomia e la professionalità di ognuno. 

Quando iniziare la specializzazione? Quando l’allievo ha scoperto le qualità che si evidenziano nel gioco libero, inizia a sentire la squadra come un gruppo, e quindi a collaborare, sa ragionare e lavorare per obiettivi che non danno subito piacere, gioca anche per il risultato rinunciando alla soddisfazione immediata, e non cerca più soltanto il piacere personale, ma anche l’approvazione per ciò che sa imparare e fare.

Vincenzo Prunelli

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