Educazione

I secondi dieci anni preparano l’ingresso nello sport adulto, che deve evitare il rapporto freddo e le manipolazioni, e favorire la creatività, l’iniziativa individuale e l’autonomia.

Con l’ingresso nella preadolescenza, a un ragazzo si possono già porre limiti precisi, anche se è già opportuno concedergli margini di libertà da amministrare senza aiuti e controlli. Il coetaneo è ancora il compagno di giochi, ma è anche l’avversario con il quale confrontarsi per sentirsi diverso e più abile. È sempre spinto dal piacere del gioco, ma inizia a programmare il futuro e a volerlo raggiungere anche con qualcosa di proprio e con attività che subito non divertono. Inizia anche la specializzazione, essenziale quando gli consente di scoprire e raggiungere le abilità possibili e, quindi, il proprio talento. E lo sport lo valuta con una considerazione concreta e, dunque sempre realistica e mai manipolativa, e gli prospetta obiettivi adeguati ai suoi mezzi. Comprende termini quali dovere, impegno e responsabilità ma, per accettarli e rispondere, ha bisogno di un’accettazione reciproca e di richieste che gli consentano di valorizzarsi, mentre rifiuta una formazione che chieda pure esecuzioni e avvantaggi la correzione degli errori. Ed è pronto per misurarsi con richieste più impegnative e non subito appaganti, purché alla sua portata.

La preadolescenza è anche l’età in cui occorre più cautela a parlare di successo nello sport. Il ragazzo, anche il talento vero, ha una conoscenza solo parziale dei propri mezzi, che può sopravvalutare, non ha ancora incontrato momenti difficili in cui deve fornire prove e tutto gli sembra più facile e possibile. E allora le delusioni, la paura dei fallimenti, lo scoraggiamento e l’impreparazione a trovare spiegazioni e rimedi lo possono portare a condizioni non più recuperabili o, almeno, a uno sportivo che non arriverà ai livelli possibili.

L’adolescenza è l’età in cui occorre abituarsi a pensare da soli e in gruppo, a creare, decidere, essere responsabili, sperimentare l’autonomia e stare attenti ai rischi che potrà incontrare chi arriverà allo sport di vertice. Inoltre, a un adolescente si deve concedere, dentro margini ben definiti, la libertà di adattare gli insegnamenti ai propri caratteri e obiettivi, una licenza che va collaudata anche a rischio di errori e prove da ripetere.

L’adolescente, pur considerando che ognuno è unico e sono molti di più quelli che fanno tutto il percorso senza patire scossoni, si sente libero di fare, ma è incerto, e scarsamente autonomo, perché tiene scarso conto delle esperienze, specie dell’adulto. Vive molte esperienze, ma resiste alle norme dell’ambiente ed è insicuro quando si trova privo di riferimenti.

Non si parla di patologie, ma di un periodo di cambiamenti che possono produrre disagi che non si devono temere, ma vanno affrontati. Ha mutamenti rapidi di crescita che possono farlo sentire goffo e sgraziato, richieste più impegnative nello sport e nella scuola, coinvolgimenti sentimentali che non sa ancora vivere in armonia o sogni di successo che dovrà ridimensionare, perché lo potranno portare a delusioni e sentimenti d’inadeguatezza difficili da cancellare.

Altre attenzioni vanno rivolte all’ambiente, che di solito pone richieste superiori alle qualità e propone anche modelli improvvisati e manipolativi, come una libertà che non ha fini costruttivi, aspettative sproporzionate, il “tutto e subito” senza sforzo e responsabilità, che appiattisce il desiderio e l’impegno per conquistarlo. Oppure al carattere che, con meno esperienze formative, margini da rispettare e punti di riferimento adulti, è più esposto a difficoltà e rinunce.

Vincenzo Prunelli

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