Educazione

Un bambino non può essere costretto a vivere come un adulto, ma educato per diventarlo.

Come far crescere l’adulto già nel bambino?

L'educazione, che è anche la trasmissione dell’essere adulto dell’educatore, deve portare alle sue stesse prerogative e responsabilità. Non le può, però, pretendere o imporre, né insegnare con ragionamenti logici finché il giovane non ha sviluppato la capacità critica per valutare la preparazione, la liceità e gli effetti dei propri comportamenti. Essa è, infatti, la condizione nella quale i bambini assumono le regole attraverso l’imitazione, e sta all’adulto essere un modello positivo o negativo.

Il compito del bambino è scoprire possibilità e limiti attraverso il gioco e l’iniziativa libera, esercitare creatività e fantasia, formarsi lo stile di vita, cioè la traccia sulla quale regolare i comportamenti successivi. Quello dell’adulto, invece, è accettare i suoi tentativi, compresi certi errori, purché abbia chiari gli obiettivi e impieghi mezzi adatti per raggiungerli, esercitare adeguati controlli e proporsi come modello positivo da imitare e assimilare. È obbligo riconoscergli tutti i diritti che spettano all'età, non rispondere ai comportamenti che non riteniamo accettabili e, meno ancora, premiarli, ma abituarlo a pagarne le conseguenze, a non eludere i compiti e le naturali rinunce e a rimediare agli errori; e farlo da subito, perché i bambini imitano, e credono lecito tutto ciò che facciamo o permettiamo.

Un'educazione che anticipi i tempi e le richieste con un bambino comporta dei rischi. Per esempio, quando l’adulto pensa di dover fare di tutto e subito, mentre più spesso è il caso di rinunciare a chiedere prestazioni che sembrano logiche, ma sono premature. Come quando vuole che ce la faccia secondo le attese che ha su di lui, che abbia i suoi desideri e la forza per realizzarli. Questi sogni sono suoi, mentre lui non ne ha interesse o soltanto una gran paura di non farcela.

Perché i giovani dovrebbero rispondere a un’educazione che si oppone a iniziative che subito portano piacere, ma non a una vita adulta evoluta? Innanzitutto, perché una figura guida, con il proprio comportamento, insegna a tenere conto degli altri, socializzare, fare insieme e sommare le forze in modo da ottenere più di quanto sarebbe possibile da soli. Poi, perché porta a un’intesa fondata sul rispetto, la partecipazione e la disponibilità ad accettare e contraccambiare i contributi degli altri, che fanno parte per natura dell’istinto sociale. E, infine, allena al coraggio e all’iniziativa, perché chiede di fare da soli e di essere responsabili, di mettersi alla prova anche quando è difficile farcela, di misurarsi senza inutile aggressività, di imparare e, intanto, superare ciò che può insegnare l’adulto.

Poi, perché gli stimoli più efficaci sono le motivazioni di ognuno, che non hanno bisogno di essere incoraggiate. Tutti i bambini, per superare la distanza e i disagi dell’età, hanno come modello e obiettivo una figura adulta che ascolti e valorizzi le loro opinioni, lasci la libertà di provare e li apprezzi per ciò che sanno fare. Amano sbrigliare la fantasia, ma accettano gli impegni e le rinunce, purché alla loro portata, che permettono di fare meglio per sentirsi sempre più abili e simili all’adulto.  Sono attratti dal piacere del gioco, ma sono anche interessati a scoprire le risorse di cui dispongono e al gusto di vedere fin dove ce la possono fare, che danno meno piacere immediato, ma appagano il desiderio di liberarsi dal disagio di essere ancora inadeguati.

Vincenzo Prunelli

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