Formazione

Lo sportivo che non impara a esercitare creatività, ingegno e iniziativa personale potrà diventare un buon esecutore, ma non raggiungerà lo sviluppo pieno del proprio talento.

Dire come fare non basta

Trattare argomenti che non hanno a che vedere con il gesto tecnico, l’uso di tutte le energie o la vittoria in ogni gara può sembrare inutile, ma anche nello sport sono più importanti i modi di proporsi, il rapporto e la conoscenza degli effetti che si producono. In pratica, l’abilità dell’istruttore è saper toccare i tasti giusti per ottenere gli effetti che si cercano o, di più, per mettere ognuno nella condizione di scoprire tutte le tonalità di cui dispone con la creatività e l’iniziativa. Fare eseguire è più facile perché, per ripetere, non è necessario pensare e scegliere, se ne vedono subito gli effetti e si può imporre. Dire e spiegare che cosa si vuole ottenere e lasciare che gli allievi scelgano i modi secondo le loro capacità, invece, è più complesso, perché l’iniziativa libera lascia scegliere soluzioni impreviste, che possono essere anche creative e geniali, ma le prime volte possono non riuscire perché nuove e non sperimentate. Lasciano all’istruttore la possibilità di indicare la soluzione che subito è più efficace. E mette più alla prova l’istruttore, che non può dire come fare e correggere, ma deve conquistare un’adesione fondata su una stima e un’autorevolezza che gli consentano di essere seguito senza dover imporre.

Nello sport si parla di metodi moderni, ma perlopiù sono i soliti imposti con più garbo e insegnamenti più precisi, ma ancora fondati sull’imitazione e sull’esecuzione, cioè più sui mezzi comuni a tutti che su quelli del singolo, che soltanto lui può scoprire quando è libero di creare il nuovo. Il metodo si è però mitigato, e si presenta perlopiù come una forma di conduzione a direzione unica, mentre ha perso l’effetto di stimolo di quando i giovani accettavano anche toni e modi minacciosi. Il bambino lo subisce e ne risente nelle motivazioni, nell’autostima e nello sviluppo del carattere, ma ha ancora bisogno di essere guidato, e non è abbastanza critico da vedere la distanza che vi sta dietro. Più tardi, invece, ha bisogno di essere imposto ma, di solito, per poco tempo, perché il giovane non riesce a superare certi limiti o non trova più interesse. Può, infatti, spaventare, o anche solo intimorire, ma intanto crea resistenze, scoraggia, non stimola l’impegno, non chiede di produrre idee e iniziative, lascia inutilizzati i livelli superiori dell’intelligenza e non stimola lo sviluppo del carattere.

Perché se ne parla, ma si fa poco per superarlo? Oggi vi è resistenza alle innovazioni che possono mettere in discussione certezze non criticate e, in un primo tempo, è più funzionale, perché l’istruttore ha subito bisogno dei gesti, delle tattiche e dei comportamenti necessari per l'agonismo, che cala dall’alto come semplici condizionamenti. È soprattutto una conduzione senza scambio, che però, specie nei primi anni di sport, chiede soltanto apprendimento e buone esecuzioni e dà frutti più rapidi. Non chiede, però, di pensare, capire, criticare, risolvere dubbi e creare soluzioni proprie, che sollecitano le parti nobili dell’intelligenza, consentono di scoprire ed esercitare le qualità del talento.

 Questo tipo di formazione scade facilmente nell'autoritarismo che, però, è fuori dai tempi. I giovani lo rifiutano perché ignora le opinioni personali, proibisce di agire e pensare solo per sperimentarsi e imparare, e quindi di poter sbagliare tentando il nuovo, non ammette posizioni in opposizione o anche solo non in accordo, e impone senza tenere conto della personalità di chi deve rispondere. E, soprattutto, hanno perso timore di scontrarsi e dire la loro anche in disaccordo con l'adulto o, addirittura, contro. Oppure si oppongono rifugiandosi nell'indolenza o nella resistenza passiva piuttosto che rispondere a richieste e imposizioni che non accettano più. Inoltre, hanno troppe possibilità di sottrarsi a qualsiasi pressione, perché con questi sistemi, a volte si impone, ma non si corregge.

Come fare per essere seguiti se non si può pretendere e castigare? Una figura adulta può abituare a tenere conto delle esigenze e della presenza degli altri e chiedere ai giovani di fare la propria parte per essere costruttivi. Deve stabilire subito e osservare egli stesso regole precise, in modo che ognuno sappia che ci sono percorsi dai quali si passa sempre e altri mai, ma anche dare a ognuno l'opportunità di essere costruttivo, chiedergli di contribuire alle varie attività e mettere la sua iniziativa al servizio della squadra.

Vincenzo Prunelli

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