Le domande dei genitori

Mio figlio vuole abbandonare la scuola calcio perché non si diverte più. Che cosa posso fare per convincerlo a continuare?

Appassionare i giovani allo sport

Un adulto e, per gradi, un adolescente, s’impegnano per raggiungere un obiettivo anche lontano nel tempo, mentre un bambino trova piacere nel presente e in ciò che appaga le sue motivazioni. Nello sport, quindi, ogni livello di età ha bisogno di trattamenti diversi. Non si tratta di prepararsi a una specie di laurea o acquisire un metodo misterioso e artificiale. Basta tornare all’inizio del nostro percorso nello sport, ricordare ciò che abbiamo già vissuto, dai piaceri, alle difficoltà e ai dubbi, fino a che cosa avremmo desiderato o voluto cancellare. E poi farci delle domande.

Che cosa ci dava più piacere? Sicuramente il gioco, quando non è applicazione di teorie e soluzioni adatte a una macchina soltanto da guidare, ma non a una mente diversa dalle altre, in sviluppo e capace di un'evoluzione imprevedibile e da assecondare. Oltre che per consentire lo sfogo di vivacità e fantasia, il gioco è il miglior campo d’osservazione per scoprire le attitudini, perché piace, lascia agire senza paura di sbagliare come avviene quando si deve eseguire un gesto o un compito sui quali si è giudicati. Non obbliga a imparare gesti tecnici non ancora possibili attraverso imitazioni e ripetizioni, che espone a una valutazione di solito negativa perché si chiede troppo. Consente, invece, di confrontarsi con i coetanei senza patire le sconfitte o dover cercare la supremazia, e quindi sviluppare rapporti amichevoli, verificare i progressi, sentirsi in grado di affrontare nuove situazioni e diventare sempre più padrone dei propri gesti.

Un paio di consigli. Con i bambini è inutile cercare il gioco collettivo, perché ognuno gioca per sé, ma si può parlare di rapporto, che, invece, ne sarà uno dei principali elementi per collaborare. Lasciamo che nostro figlio giochi senza pretendere di sostituire gli istruttori. Di sicuro, saremmo i peggiori, perché gli chiederemmo di fare ciò che è possibile al campione o ciò che riesce meglio a noi, e non gli lasceremmo lo spazio per scoprire ed esprimere il proprio talento.

A quale sport iscriverlo? A quello che lo appassiona, e per questo non possiamo decidere noi, perché sceglieremmo quello che ci è piaciuto di più e, spesso, anche solo quello che offre maggiori miraggi di successo. O, se nessuno l’ha appassionato, a quello che vuole ancora provare, ma in questo caso non aspettiamoci grossi entusiasmi. Un bambino sceglie lo sport che ha già provato e lo diverte di più perché riesce a fare meglio ciò che gli detta la fantasia, eccelle sugli altri, avverte subito dei miglioramenti e riesce a vincere.

. E se non prova un interesse particolare per nessuno e chiede solo di giocare? Chiediamo a lui quale vuole provare, e non aspettiamoci che possa primeggiare, perché è quello nel quale si eccelle perché si è più dotati degli altri che suscita le grandi passioni.

A quale livello dello sport?  Anche nello sport si vorrebbe portare il proprio figlio dove il livello è più elevato, quasi fossero quest’opportunità, l’impegno e le sollecitazioni a garantire la buona riuscita indipendentemente dai mezzi fisici e dal talento.

Ricordiamo che ognuno raggiunge la soddisfazione possibile e si sente bene dove trova l’opportunità di esprimere il proprio talento, tanto o poco che sia. Può sperimentarsi, scoprire nuove abilità senza paura dell’errore e della disapprovazione, valutare l’efficacia delle proprie forze e iniziative e raggiungere gli obiettivi possibili. Sentirsi inserito alla pari nell’ambiente, superare i naturali sentimenti d’inadeguatezza e d’inferiorità, che consente la possibilità di essere abile quanto o più degli altri, e ottenere stima e apprezzamento da chi lo guida, che gli consente di annullare la distanza che lo separa dall'adulto.

Consideriamo, invece, come può vivere lo sport un giovane  in una squadra nella quale è inferiore a tutti gli altri. È escluso dal gioco e dall’atmosfera della squadra, il responsabile delle sconfitto e il primo ad essere sostituito.

In conclusione, si può parlare di sport e dei suoi effetti sullo sviluppo della persona quando si può vincere o perdere, le forze sono omogenee, non ci sono esclusi e ognuno può imparare dagli altri.

Vincenzo Prunelli

 

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