Il corpo, per esprimersi, ha bisogno di esercizio costante. Dietro lo sport ci sono tanta fatica e impegno con passione e determinazione, tanti pensieri e dubbi, tante sfide e sogni da realizzare, tante prove in allenamento e gara, tante gioie e soddisfazione, tanti insegnamenti, esperienze che fanno crescere e maturare. Per ottenere qualcosa bisogna faticare, impegnarsi un po’ soffrire, incontrare discese e salite e arrivare a conclusione sperimentando soddisfazione e gioia.

L’argomento è un po’ pesante e curioso, ma sembra importante, come si crede quando si parla delle proprie cose. Si parla di automatismi, cioè di reazioni che si sono formate dopo una serie di ripetizioni fino a dare una risposta automatica di fronte a situazioni improvvise. Anche condizioni psicologiche nate da un singolo episodio, come la partita più bella giocata anche solo una volta, accantonata tra i ricordi e rievocata in pochi minuti, si può paragonare a un automatismo che si può scompaginare con un intervento maldestro.

Nella realtà, quasi tutto è misurabile ed esprimibile in cifre, mentre ciò che appartiene alla mente si può intuire soltanto tenendo conto che è sempre in evoluzione e può essere frenato, o anche invalidato, da influenze esterne, come un’educazione sbagliata o la richiesta di prestazioni che si sente di non poter dare. Mentre le qualità fisiche e le doti tecniche in qualche modo si possono intravedere, di quelle mentali, che si esprimono nello sport e in ogni altro campo, le valutano solamente le attenzioni e la sensibilità di chi le sa osservare.

La mente si può definire in tanti modi, ma basta considerarla l'insieme delle funzioni superiori del cervello, come il pensiero, l’apprendimento, l’ingegno, l’intuizione, la ragione, la memoria, l’iniziativa, la capacità critica, la motivazione, l’adattamento a ciò che è nuovo, tutte in qualche modo funzioni consapevoli, che, nell’insieme, costituiscono l’intelligenza. Nello sport, l’intelligenza consente di intuire, comprendere e modificare ciò che è reale, di creare il nuovo, ed è il luogo dove operano le qualità del talento.

Parlare di abbandono prima che inizi la stagione può non sembrare utile, ma adottare da subito qualche cautela evita brutte sorprese. Troppi sono convinti che lo sport debba piacere e un giovane, figlio o allievo, abbia i gusti, le motivazioni, la costanza e le forze di un adulto e, quindi, si possano usare gli stessi metodi. Tanti abbandonano e altri si adattano, ma non arrivano agli sportivi che potrebbero essere. 

Un tempo, il professionista era lo sportivo controllato, sempre attento ai doveri e alle rinunce, pronto ad assimilare e mettere in pratica ogni richiesta e comando, disposto al sacrificio e a dare ogni goccia di sudore.

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