educazione e sport

  • Un istruttore: “Vorrei essere autorevole, e a volte ci provo lasciando fare o con un atteggiamento più rigido, ma non rispondono”.

  • I bambini nascono sempre uguali, si diceva, e si credeva di poterli educare tutti allo stresso modo. È sempre stato così, e non si sentiva la necessità di vedere ognuno come soggetto unico da trattare in modo diverso.  Oggi, con i mutamenti culturali e la possibilità dei giovani di accedere a un’infinità d’informazioni e di esperienze, occorrono altri accorgimenti.

  • Lo sportivo si forma applicando conoscenze spesso lontane dal buon senso comune, da tenere, però, sempre presente, ma anche da adeguare ai tempi e alle risposte che ognuno può dare.

  • Ho sempre più a che fare con ragazzi diversi per provenienza, educazione e condizione sociale e culturale e non so come fare per trattare tutti allo stesso modo. La domanda di questo istruttore è apprezzabile perché riguarda chi ha più bisogno, ma forse tiene troppo conto d’intenzioni anche lodevoli, purché non segua chi vuole trovare colpe in chi non ha disagi.

  • è sempre più chiaro che, per stare bene e sperimentare benessere, occorre sviluppare autoconsapevolezza, cioè la propria personale consapevolezza di come ci si sente, come si sta, cosa si vuole, dove si vuole andare, e anche consapevolezza delle proprie possibilità, capacità, risorse e propri limiti.

  • Parlare di educazione, specialmente quando s’inseriscono concetti non abituali tratti dall’osservazione personale sulle tracce psicologiche di Alfred Adler, è un compito troppo lungo, e allora è meglio elencarne alcuni caratteri.

  • Un bambino non può essere costretto a vivere come un adulto, ma educato per diventarlo.

    Come far crescere l’adulto già nel bambino?

  • Il giovane sceglie lo sport per il piacere di praticarlo, ma intanto vive la cultura di un ambiente che cambia rapidamente, impone tanti modelli incerti e lascia poco spazio a un adattamento consapevole, ma non rassegniamoci perché si può fare molto.

  • I primi dieci anni sono i più delicati, e vanno affidati agli istruttori più esperti, che di un bambino conoscono il carattere, le necessità e le motivazioni, e non solo le abilità per lo sport.

  • I secondi dieci anni preparano l’ingresso nello sport adulto, che deve evitare il rapporto freddo e le manipolazioni, e favorire la creatività, l’iniziativa individuale e l’autonomia.

  • Oggi viviamo in un mondo con ritmi velocissimi e senza accorgercene, ne riversiamo le conseguenze sui più piccoli, privandoli , oggi più che un tempo, dei momenti di svago con gli amici.

  • Si potrebbe dire che il cammino verso la vita adulta inizi dalla nascita, ma è pericoloso imporlo, o anche soltanto proporlo, senza conoscere le fasi dello sviluppo, gli effetti dei propri interventi e l’intesa che porta gli allievi a partecipare alla propria formazione.

  • Poiché in tanti articoli lo stesso concetto è trattato secondo ciò che si vuole dimostrare, è il caso di operare una sintesi e fare un po’ di ordine. Si parla dell’istruttore, che deve formare uno sportivo completo, ma discorso interessa anche l’allenatore, che si deve abituare a gestirlo. 

  • Nello sport, la mente non ha troppa considerazione.  Diceva un famoso allenatore: “Sono dei muscolari. Perché devo lasciare che facciano sciocchezze mentre io conosco le soluzioni giuste?”. E un altro: “Io traccio i binari, e loro ci devono correre sopra”.

  • Lo sport permette condurre un sano stile di vita fatto di fatica e gioie, di relazioni, di mete e obiettivi da costruire. Lo sport avvicina persone condividendo l'amica fatica che aiuta a conoscere sempre più se stessi, le proprie possibilità, capacità e limiti. Lo sport fa prendere direzioni per raggiungere traguardi, mete e obiettivi difficili, sfidanti ma non impossibili superando eventuali imprevisti lungo il percorso con fiducia in sé, con impegno, motivazione, passione e determinazione.

  • La specializzazione precoce è quella che s’impone a un bambino, che vede e pensa solo ciò che è presente e non ha ancora le strutture per imparare, ragionare e fare come l'adulto. E deve ancora scoprire le qualità e facoltà fisiche e mentali necessarie che, prima dei dieci, undici anni, si rivelano nel gioco libero attraverso sperimentazioni ed errori.

  • Il bambino nasce incompleto e imperfetto, e ha bisogno di arrivare alla padronanza e all’armonia del corpo e del movimento per acquisire il gesto tecnico e al pensiero astratto per capire che cosa ne dovrà fare.

  • Si parla spesso di “sport pulito”, e qualcuno si chiede che cosa voglia dire.

  • Un tempo, il professionista era lo sportivo controllato, sempre attento ai doveri e alle rinunce, pronto ad assimilare e mettere in pratica ogni richiesta e comando, disposto al sacrificio e a dare ogni goccia di sudore.

  • Quando si parla di argomenti generali, non ci si riferisce mai alle singole persone, ma a eventualità possibili. E un percorso giovanile povero di stimoli o, addirittura, difficile, può mettere in moto reazioni imprevedibili.

  • Prefazione del libro “Calcio: formazione dell’atleta. Dai primi calci al professionista”, 1994. Sergio Vatta e Giovanni Trapattoni sono stati i primi allenatori con i quali ho parlato, e dai quali sono riuscito a farmi capire, del metodo di formazione e conduzione dei campioni dello sport.

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