Ho sempre più a che fare con ragazzi diversi per provenienza, educazione e condizione sociale e culturale e non so come fare per trattare tutti allo stesso modo. La domanda di questo istruttore è apprezzabile perché riguarda chi ha più bisogno, ma forse tiene troppo conto d’intenzioni anche lodevoli, purché non segua chi vuole trovare colpe in chi non ha disagi.

Oggi non parliamo di sport, ma prendiamo atto della caduta di un inganno. Anche l’Informazione, che faceva passare messaggi favorevoli di politici, altra gente tanto inconsistente da giustificarne (o consigliarne?) l’uso oppure conosciuta, ma fuori argomento, fa finalmente il proprio mestiere: la cannabis procura danni pesanti e anche irreversibili.

Il giovane sceglie lo sport per il piacere di praticarlo, ma intanto vive la cultura di un ambiente che cambia rapidamente, impone tanti modelli incerti e lascia poco spazio a un adattamento consapevole, ma non rassegniamoci perché si può fare molto.

Si riparla di cannabis, anche se a basso dosaggio, e sembra di ascoltare lì solito discorso superficiale e disinformato. Qualcuno dice che è la modernità, la nuova cultura, ma per parlarne la dovrebbe conoscere e, ancora di più, se la volesse cambiare in meglio.

In un bambino, l’impegno, è stimolato dal piacere, dall’appagamento della naturale esuberanza, dalla scoperta di nuove abilità e capacità motorie, dalla possibilità di misurare le proprie forze e dall’opportunità di giocare con i coetanei.

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