Pillole

Ho rinviato per qualche tempo la pubblicazione per non lasciarmi andare a giudizi troppo severi.

Oggi non parliamo di sport, un’attività che porta salute e benessere e fa vivere più a lungo, ma di droga, che annulla la persona, anche se qualcuno la definisce “leggera”.

La cannabis si può coltivare in casa. L’ha stabilito la Cassazione “purché in minima quantità e per stretto uso personale”. Il segreto è che si può fare soltanto con tecniche rudimentali, con poche piante e, quindi, con una modesta quantità di prodotto, che basta appena per chi la coltiva. Che il bene giuridico della salute pubblica non è pregiudicato dal singolo che produce per sé. E che, in questo modo, non c’è rischio di un inserimento sul mercato degli stupefacenti. È la Legge, ma manca qualcosa.

Si levano molte voci che impongono alcune considerazioni. La prima, perché io, medico, continuo a fare aggiornamenti personali, e altri giustamente obbligatori, e il mio Ordine chiede che si introduca nella Medicina una formazione per rapportarmi con ogni paziente in modo non formale e responsabile verso la salute? Devo conoscere bene la materia, ciò che è utile o dannoso per non giocare con la salute fisica e mentale degli altri. E perché lasciare sentenziare, su decisioni importanti su un tema così complesso e pericoloso, persone prive di competenza e anche altro?

E qualche lezione di realtà? Come si fa a non rendersi conto che in questo modo si introduce una moda pericolosa per risolvere un disagio?  Ricordiamo quando noi meno giovani iniziavamo a fumare per sentirci più grandi ed entrare nel mondo degli adulti. Sembrava un salto nella modernità, la conquista di uno status, ma poi si è scoperta la causa di cancri, malattie respiratorie e cardiache e morti precoci da fumo, e quelli che gliel’hanno fatta hanno smesso. E qualche lettura scientifica per conoscere gli usi leciti e le controindicazioni? Qui i casi sono due: o è gente che non legge oppure, se lo fa, gioca con la salute e il futuro dei giovani per tornaconto personale.

E perché trasformare l’uso di cannabis in un salto nella modernità e nella cultura dei tempi dovrebbe cancellare la malavita? Qualcuno ha anche detto che ci sarebbero stati un aumento dei coltivatori e venditori in proprio, posti di lavoro sicuri e accresci introiti per l’erario, ma trascurava che ci sarebbe stato anche l’aumento della richiesta. E chi ci crede che la malavita sia disposta a farsi rubare il mercato e non avrebbe trovato il modo per fermarli? Basta che ci siano i controlli che fermano gli uni e gli altri, ma chi lo può fare se ci sono benpensanti ideologici convinti che devi chiedere quali intenzioni abbia uno che entra armato in casa tua e, se percepisci il pericolo, chiamare le Forze dell’Ordine che, se intervengono, rischiano di essere considerate colpevoli?

Su un quotidiano, politici hanno rilasciato dichiarazioni che, per chiunque cerchi il benessere fisico e psicologico di ognuno, sono sconcertanti. Uno dice che la sentenza della Cassazione ha fatto valere il buon senso e la logica. Un altro, che con la cannabis legale si è rotto un tabù e si avranno più sicurezza e miliardi sottratti alla criminalità. Un saggio predicatore, che ancora una volta la giurisprudenza fa le veci di un legislatore vigliacco che consegna il mercato monopolista delle droghe leggere nelle mani della mafia. Infine, uno che conta sempre meno, per il quale alla fine bisognerà legalizzare l’uso della cannabis, e c’è chi continua ad agitare argomenti inutili e pericolosi. Chissà se prima o poi ci sentiremo consigliare un filo d’olio di cannabis sui cibi?

E alla fine, più che considerazioni è il caso di farsi una domanda: sarà a causa di questi illuminati che noi italiani siamo con i glutei per terra?

Vincenzo Prunelli

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