Pillole

Chiunque dice di parlare con i figli e gli allievi, ma riuscire a instaurare un dialogo vero è sicuramente difficile.

Considerando che di solito si parla “Ai” giovani, e non “Con” i giovani, che è l’unica forma di dialogo, è il caso di parlare di quelli da evitare. Dopo una sconfitta o in un periodo grigio, si parla di errori commessi, si cercano colpevoli, prima si minaccia e, poi, s’infliggono sanzioni. A parte che, soprattutto quando si perde, gli argomenti sono il risultato e non la prestazione, che è il primo parametro da valutare, i principali responsabili sono già demoralizzati per conto loro e non è il caso di aggiungere altra mortificazione.

A volte, quando una squadra o uno sportivo sono in crisi, si pensa a scarso impegno e mancanza di professionalità, ma è difficile credere che uno sportivo sbagli o non s’impegni volutamente, e allora questi attacchi sono motivi che peggiorano la crisi. C’è chi si scoraggia e si deprime ulteriormente, perché il rendimento in gara è legato alla fiducia che si sente intorno, all’ottimismo e alla consapevolezza di potersela giocare. Chi si sente accusato ingiustamente perché si è impegnato per quanto era possibile, invece, si mette contro, specie se si considera un campioncino che tante volte è stato considerato il salvatore della patria. O chi non ci sta a essere criticato perché “i colpevoli sono sempre gli altri”, e crede di non dover fare nulla per migliorare o, addirittura, di poter tirare un po’ i remi in barca perché è sempre convinto di avere fatto la propria parte.

Si fa la scena del sermone recitato con tutta l’euforia possibile per dare una finta sicurezza, che presto diventa simile all’incitamento formale o alla “carica”, ma non si dialoga. Questi tentativi vogliono rimuovere la paura di non farcela, o dare un coraggio che c’è o non c’è, e chiederlo è come dire che manca. In questi casi, si gioca la gara già nello spogliatoio ma, senza verifiche pratiche e conferme nel gioco, un’eventuale sensazione positiva si perde subito e si trasforma in insicurezza e paura di non potercela fare. L’insistenza sulle difficoltà, le partite della vita e l’ultima spiaggia, bene che vada riescono a stufare tutti, oppure creano il pensiero fisso di perdere. Sembra giusto mettere in guardia da disattenzioni e leggerezze, ma la mente ha bisogno di sentirsi sicura, di pensare in positivo, come si dice, e di portare al presente sensazioni favorevoli già vissute.

Dopo aver considerato modi non efficaci, si deve dire che il dialogo è necessario quanto utile, purché si parli di ciò che si può fare meglio, di più e di nuovo, e meno di come opporsi alle iniziative dell’avversario, che serve per stemperare tensioni che possono riguardare l’attività e sapere di non essere soli con le proprie insicurezze, e perché l’ottimismo stimola, mentre la paura e i nervosismi giocano contro.

C’è, però, un modo per comunicare senza stimolare reazioni negative, in cui ognuno sa di valere per i contributi che sa dare, che dovrebbe durare dall’inizio della formazione al termine della carriera. È un dialogo che permette a ognuno di esprimere la propria opinione e di conoscere quella degli altri, e all’istruttore di avvertire l’esistenza di tensioni negli allievi, magari tra loro o nei suoi confronti. Di lasciare che si sfoghino in un clima che elimina tante false interpretazioni e stempera aggressività e sospetti. E di non proporre un insegnamento a pioggia uguale per tutti, che non favorisce la critica, la creatività, l’iniziativa personale e la possibilità di acquisire dagli altri.

Che cosa possono fare l’istruttore e l’allenatore? Possono indicare i temi che vogliono trattare e accettare quelli che propongono gli allievi. Per esempio, possono indicare degli obiettivi e lasciare che gli allievi li discutano e trovino i mezzi e le vie per raggiungerli. In pratica, come diceva Sergio Vatta, spostare sempre il pallino un po’ più in là e lasciare che gli allievi trovino i modi per raggiungerli o, in altri termini, “insegnare a imparare”. E se vanno fuori tema? È difficile, perché l'argomento è l'attività sportiva e il modo per migliorarla ma, se si dovesse verificare, è facile indirizzare la discussione sui temi che interessano. Non offrire soluzioni definitive e complete, ma-fornire solo degli spunti e richiamare, o anche dirigere, l'attenzione su ciò che non riescono a vedere da soli. Accettare i contributi validi e apprezzare comunque anche gli altri quando sono segnali di creatività e iniziativa solamente da indirizzare, ma non avere timori a frenarli quando pretendono una libertà che non sanno controllare.

Vincenzo Prunelli

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