Pillole

Sapere è essenziale ma, quando un’evoluzione degli allievi, dare compiti precisi e non modificabili e dire semplicemente che cosa e come fare è un grande limite.

Basta sapere e conoscere?

L’istruttore che legge non si scoraggi per l’apparente complessità di queste note, perché chiunque sia considerato capace di formare dei giovani se s’informa, o meglio si forma, le assimila, impara a usarle e arriva facilmente a una chiara conoscenza della propria funzione di guida.

Che cosa è richiesto per raggiungerla? In sintesi, serve la consapevolezza di una propria fondata capacità professionale, che libera da dubbi, e permette di essere un buon insegnante che sa trasmettere indicazioni convincenti e una sufficiente sicurezza. Poi, la conoscenza degli effetti dei propri interventi su ogni allievo, perché un insegnamento che chiami tutti a partecipare e pone richieste adatte alle qualità di ognuno riduce la differenza tra sé e gli allievi, e li lascia arrivare da soli alle soluzioni invece di imporre pure esecuzioni.

Trasmette anche conoscenze non modificabili, ma discute quelle che ognuno può adattare ai propri mezzi, accetta e lascia applicare punti di vista personali, chiede e permette di provare il nuovo e, così arriva a stimolarne la sicurezza e il desiderio d’iniziativa. Con questi metodi, dell’intelligenza stimola il ragionamento che, però, da solo è troppo lento per innescare all’istante gli automatismi, esercita la critica, che permette di adattare le scelte alla situazione. E opera una sintesi di immaginazione, creatività, intuizione e originalità, e permette di trasformare un’intenzione o una potenzialità in un gesto tecnico immediato e in uno strumento definitivamente acquisito.

 Conosce la misura delle possibilità, delle caratteristiche e delle capacità di ogni allievo, che non è soltanto un modo per regolare il livello dell’insegnamento e la complessità delle richieste. In questo modo, dà una valutazione veritiera, che è sempre un segno di stima e, intanto, la conoscenza di tutte le doti manifeste o anche solo potenziali dell'allievo è l'unica condizione che permette di svilupparle e, in questo modo, riesce a portare ognuno a sviluppare il proprio talento, tanto o poco che sia. Non cerca, quindi, di far imitare un modello ideale, ma di sviluppare tutto ciò che ognuno ha di caratteristico e specifico. E questo, In definitiva, è l'unico percorso o metodo per avvicinarsi il più possibile al modello ideale. Ha chiaro il tipo di sportivo che vuole formare, che non è il fedele esecutore o il temerario carico di furore, e non si rassicura affidandosi a soluzioni spesso tutt'altro che valide dettate del comune buon senso o dell'esperienza fatta sul campo.

Conosce il metodo che vuole impiegare, perché chi lo applica in modo corretto e meditato, evita dei rischi. Il primo, di trovarsi privo di strumenti operativi e punti di riferimento se non, addirittura, di scivolare in una conduzione permissiva. Il secondo rischio è copiare metodi anche scientificamente avanzati, ma applicabili in realtà diverse e a livelli sportivi più elevati. L’esempio è la famosa “cantera”, efficace, ma su talenti veri e giovani vissuti in ambienti diversi. In questi casi, pur apprezzabili per le intenzioni e l’impegno, nello sport per tutti, diventa l’uso troppo meccanico di strumenti che costringono l'allievo dentro binari ancora più rigidi di quelli propri delle conduzioni tradizionali.

Vincenzo Prunelli

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