Pillole

Ormai è più di un mese che di fronte all’emergenza COVID 19, siamo tutti a casa, le nostre abitudini, la nostra quotidianità, i nostri ritmi, sono completamente cambiati, noi siamo cambiati o meglio il nostro corpo ha subito dei cambiamenti evidenti.

È da qui che vorrei soffermarmi all’immagine che abbiamo del nostro corpo, un’immagine costituita dalla somma di tutte le esperienze che abbiamo avuto di esso, e oggi, vivendo con la tensione, la paura, la sedentarietà, di fronte alla problematica Covid 19, un momento profondo, delicato che ci tiene strettamente in contatto con la mente e con il corpo…. nonostante tutto questo, il tempo a disposizione ci permette di ascoltare e osservare diversamente, le emozioni, le sensazioni, la nostra persona, la nostra immagine…! Osservare le nostre mani, sentire il freddo o il caldo, ascoltare il battito del cuore, tutte queste sensazioni costituiscono il complesso delle possibilità che la percezione ci offre nel dare forma alla consapevolezza di essere al mondo come un’unità corporea;

Normalmente riceviamo delle sensazioni, vediamo parti della superficie del nostro corpo, abbiamo impressioni dolorose, tattili, termiche, sensazioni indicanti le deformazioni del muscolo provenienti dalla muscolatura, sensazioni che arrivano dalle innervazioni muscolari, come l’energia e le sensazioni viscerali.

Di là di tutto questo c’è l’esperienza immediata dell’esistenza di un’unità corporea, che è qualcosa di più della percezione. Noi la definiamo schema del nostro corpo o, meglio, schema corporeo o, ancor meglio, immagine corporea.

Lo schema corporeo, è una struttura cognitiva che si costituisce attraverso l’esperienza fisica di sé; conosciamo attraverso il nostro corpo e attraverso di esso i modelli di realtà che ci consentono di vivere nell’ambiente.

La trasformazione fisica produce un cambiamento nel modo di interagire con il mondo che, a sua volta, produce una trasformazione sulla propria identità.

Ogniqualvolta una singola parte del nostro corpo assume un valore particolare rispetto all’immagine corporea, “la simmetria e l’equilibrio” interni dell’intera immagine corporea vengono sconvolti, fino a produrre delle fratture del modello posturale analoghe a quelle prodotte da una situazione emotiva, dove la paura non paralizza organicamente gli arti, ma l’immagine che lì riguarda, impedendone allo stesso modo l’efficacia dell’azione.

Noi siamo il nostro corpo, un cambiamento del nostro corpo è un cambiamento di ciò che siamo. Quando il nostro corpo cambia, non solo cambia il modo in cui rappresentiamo noi stessi, ma anche il modo in cui gli altri si rapportano a noi.

Il problema centrale riguarda la capacità di individuare e ricostruire tale orizzonte, la capacità di ricollocare se stesso, il proprio corpo, gli altri e il proprio contesto di vita all’interno di uno schema in grado di restituire al soggetto il senso proprio essere, mentale e sociale.

L’immagine del corpo è qualcosa che si costruisce, si struttura e si destruttura nel continuo rapporto col mondo. Si tratta di un processo che riguarda due dimensioni: la prima concerne la capacità di sostituire ciò che manca attraverso la riconfigurazione delle proprie abilità motorie; la seconda, di natura cognitiva, è strettamente interrelata alla prima, ecco perché quando subiamo un trauma o un forte cambiamento questo si riverbera sull’immagine mentale stessa.

E cosa sta cambiando in questo storico momento? Sta cambiando il rapporto con noi stessi, il proprio schema corporeo disorientato con l’ambiente fisico e con il contesto sociale. Si pensi al modo in cui ci stiamo relazionando che rinvia una nuova immagine di sé con cui “fare i conti”. Tutto questo può corrispondere alla sensazione della perdita: credere di aver perso quello che eravamo conduce alla sofferenza e allo smarrimento, perché esprime la difficoltà di ricollocare se stessi all’interno di un nuovo senso dell’identità e del mondo; dal momento in cui qualcosa di significativo sta cambiando nella nostra vita, cambia anche il nostro modo di vedere il mondo e di porci in relazione ad esso.

E in questa situazione e condizione, il risvolto del cambiamento del proprio corpo è il senso della perdita, dalla quale non percepiamo di trarre alcun beneficio, ma solo disagi, difficoltà o sofferenze. Ogni evento nuovo, anche se difficile e/o traumatico, rappresenta una sfida evolutiva; al cospetto di trasformazioni radicali nell’orizzonte fisico, sociale, spirituale, simbolico, dobbiamo essere in grado di ricostruire la capacità di controllo e di confronto con la realtà in una relazione che si rinnova con essa. Percepire un cambiamento ci fa elaborare una particolare visione di sé attraverso il rapporto con il contesto.

Quest’esperienza deve far in modo che ognuno di noi possa ricostruire una nuova idea di sé, la percezione del cambiamento, un cambiamento radicale dove poniamo al centro, e rimette al centro della nostra vita, l’unitarietà, valori, spiritualità, l’amore verso il prossimo, la continuità e la sicurezza, su cui deve essere fondato il nostro rapporto con il contesto!

Andrà tutto bene! 

Prof. Galasso Maria

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