Pillole

Che ognuno tenti di migliorare le proprie competenze è del tutto apprezzabile, ma occorre evitare approssimazioni e interventi al buio, perché è troppo facile avere effetti imprevisti o perdere l’opportunità di usufruire di apporti qualificati.

 Lo psicologo improvvisato

Tanti si propongono a società sportive con sigle esoteriche, di solito in inglese, portando come bagaglio qualche opinione personale o quanto suggerisce il buon senso comune, ma non interessano, salvo consigliare di evitarli. Interessano, invece, anche soltanto per suggerire qualche cautela, quelli che s’impegnano con entusiasmo, ma mancano di conoscenze.

 Chi crede di poter fare lo psicologo senza esserlo, per essere convincente mostra atteggiamenti studiati e non suoi, e lavora sul giocatore come stesse attuando una psicoterapia, che è un'arte, e non una tecnica soltanto da applicare. E, soprattutto, non è dire come fare, ma operare perché un allievo arrivi a fare da solo. Lo dirige con ogni cautela perché proceda senza dubbi e abbia tutti i vantaggi di una conduzione “scientifica”, ma non gli chiede nulla di suo e non lo prepara a essere autonomo, che sono le condizioni indispensabili per esprimere il proprio talento. Agisce sul comportamento e, anche se con i più giovani può influenzare la personalità, che nello sport è la capacità di amministrarsi e usare tutte le proprie capacità, e forma puri esecutori che applicano le soluzioni degli altri. . Di solito, cerca soprattutto il risultato e non gli bastano l'impegno e le intenzioni, frena la creatività e l'iniziativa libera, che espongono di più all’errore, e non accetta opinioni, perché non sono le sue. Vuole essere seguito nel suo percorso e non usa valutazioni vere, perché sarebbero solo logiche, e non psicologiche. Abbonda in giri di parole e atteggiamenti che vorrebbero suggestionare e stimolare un’adesione più confusa che misteriosa, per convincere gli allievi che in loro sta accadendo qualcosa d’importante.

Fare gli psicologi sembra facile. Si possono, però, mischiare ingredienti inconciliabili, anche se non ci sono interazioni pericolose come può avvenire con i farmaci, ma non è sempre così perché, se si va troppo a fondo, le interazioni pericolose si possono verificare tra due conflitti incompatibili. Per non cadere nel tranello, l’istruttore tenga conto che ci sono interventi apparentemente logici, ma contrari alle intenzioni. Se, ad esempio, per stimolare un maggiore impegno descrive un avversario troppo forte, toglie sicurezza e coraggio, che sono indispensabili per giocare al livello possibile. Se durante la gara si sbraccia cercando di anticipare le azioni, continua a giocare lui, e non permette agli allievi di trovare le proprie soluzioni. O, se per stimolarli a impegnarsi di più, attribuisce loro qualità inesistenti, li espone a verifiche che scoraggiano e impediscono di essere ciò che sarebbe possibile.

L'allenatore “psicologo” riesce a magnificare qualche risultato favorevole che ottengono anche altri che non ostentano la stessa bravura. O, a volte, è abile a influire sulla mente ma, proprio per questo, non ci giochi, perché potrebbe essere dannoso. Chi ha maggiori capacità di influenzare, infatti, con i giovani è un modello più incisivo nel bene e nel male. Cattura i soggetti adattabili, che lo imitano perché lo considerano autorevole ma, se approfitta di quest’abilità, trasmette i propri tratti manipolativi, e un modello falso che confligge con lo sviluppo di uno stile di vita proprio.

Qualcuno legge trattati di tecnici che suggeriscono metodi che esaltano la prestazione, e cerca di adattarli come corpi estranei senza sapere come agiscono sulla mente, ma non sa come utilizzarne gli effetti e insegnare agli allievi a farlo. In pratica, far eseguire qualcosa senza rendere consapevole e partecipe attivo l’allievo, in modo che impari ad adattare ai propri mezzi ciò che gli è somministrato, serve a poco. Serve, invece, lasciarlo fare al tecnico che conosce i meccanismi psicologici e mentali di ognuno e quelli che sono interessati nell’apprendimento e nella prestazione, e sa spiegarli in modo che ognuno li adatti ai propri mezzi e ne migliori l’applicazione.

Vincenzo Prunelli

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