Pillole

Nella famiglia, nello sport e meno nella scuola, s’insegna soprattutto ad assimilare e ripetere nozioni e ed eseguire comandi senza commettere errori, ma è un limite.

Ognuno è diverso, e ha mezzi e qualità che soltanto lui può scoprire quando affronta situazioni complesse che non conosce, e ha bisogno di un insegnamento e di richieste adatte. La famiglia, quando può, dà soluzioni pronte per avvantaggiare i figli, la scuola spesso si accontenta che gli allievi capiscano invece di insegnare a fare da soli, e lo sport crede che il talento sia nelle abilità, e non nel loro uso ingegnoso.

Avventurarsi nello sconosciuto e creare il nuovo

Un giovane che cerca soltanto di evitare l’errore e non è allenato a produrre il nuovo non diventerà un adulto creativo e sicuro, perché lo sviluppo è scoperta di potenzialità non ancora conosciute, iniziativa non comandata, esercizio di creatività, originalità e fantasia, apprendimento dalle esperienze, correzione e acquisizione di autonomia. E, nello sport, il talento non è il possesso di tante abilità tecniche, ma la capacità di impiegarle. Lo sport è un potente strumento educativo, perché può rispondere a tutte le esigenze dello sviluppo, contribuire, insieme alla famiglia e alla scuola, alla formazione della personalità e del carattere e dare un adulto indipendente, responsabile e costruttivo.

Non parliamo soltanto di sport. Viviamo un’epoca in cui le conoscenze e le richieste hanno un’evoluzione tumultuosa e non basta più ripetere e fornire buone esecuzioni, ma scoprire ciò che non si conosce e ampliare ciò che già si sa. Si dirà che per vincere basta correre più veloci o essere più forti degli altri ma, se si confrontano i tempi e le misure, bisogna pensare a miglioramenti fisici, ma sono stati anche scoperti metodi per agire sulla personalità e sulla mente. Si vede negli sport di abilità e collettivi, dove operano soprattutto i livelli superiori dell’intelligenza, come la creatività, l’ideazione, la fantasia, l’intuizione, la sintesi e la capacità di pensare e fare insieme, perché sono la personalità, il carattere e il tono emotivo che determinano la qualità della prestazione e il rendimento.

Oggi lo sport offre ancora soluzioni preconfezionate e si aspetta che siano applicate correttamente. Disapprova i tentativi che possono esporre all'errore e impone soluzioni non modificabili prima di avere capito quali sono le qualità e le risorse di cui dispongono gli allievi. Per guadagnare tempo, dà tutto risolto, accetta solo realizzazioni precise e, per stimolarli, li illude di essere campioni. Allena la mente con soluzioni pronte o ripetizioni come si fa con il corpo, ma la mente ha risorse del tutto individuali che si possono esprimere solo con la libertà di avventurarsi nello sconosciuto e creare il nuovo. Cerca, quindi, un’uniformità impersonale e uniforme, piuttosto che lasciare spazio all'ingegno e ai caratteri personali, anche se così non sviluppa e perde la più grande qualità dell'uomo e dello sportivo.

Si tratta di passare da un robot che ha pronte tutte le risposte a uno sportivo che conosce il proprio funzionamento e riesce a indirizzarlo secondo quanto sta avvenendo ed è richiesto da ogni situazione.  Si può temere che questa libertà di inoltrarsi su terreni sconosciuti possa esporre all’errore o a tentativi stravaganti, oppure far acquisire abitudini sbagliate che non si potranno correggere, ma il rapporto che si forma con questo tipo di conduzione trasforma l’istruttore in un leader e in una guida che diventa un modello da seguire. Come fare con le iniziative azzardate? Se ne parla per correggerle, ma se sono logiche e soltanto difficili da realizzare, vanno apprezzate, perché nascono da creatività, ingegno e coraggio verso le difficoltà e perché, più dei risultati interessano gli sforzi e i modi impiegati per raggiungerli. E se sbaglia? Per non sbagliare basta non tentare nulla di originale e diverso, ma il campione è tale perché propone iniziative, e prodezze imprevedibili e gesti solamente suoi, e non pure ripetizioni.

Vincenzo Prunelli

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