Ginnastica Artistica

Educazione e formazione da un lato, virtuosismo, spettacolarità e abilità artistica dall’altro: ecco la doppia natura della ginnastica artistica. Uno sport che fa della disciplina bellezza, che stupisce l’occhio e coinvolge il cuore.


La storia della ginnastica artistica ha radici lontane. In origine prevedeva un’attività prevalentemente di carattere militare, che nell’arco delle decadi successive subì una forte trasformazione, diventando promotrice di attività a livello amatoriale ed agonistico con scopo educativo, ricreativo e di benessere.

La Federazione Ginnastica d’Italia (FGI) è la più antica della penisola: nata nel 1869, ha già compiuto il suo centocinquantesimo anniversario di vita. Fra le società italiane quella con la storia più lunga è la “Reale Società Ginnastica di Torino”. Vero e proprio fiore all’occhiello di tutto lo sport nazionale, poiché nasce addirittura diciassette anni prima dell’Unità d’Italia, nel 1844, grazie a Rodolfo Oberman e per volere del Re Carlo Alberto di Savoia. L’attività della società torinese la dice lunga sull’impegno educativo che veniva già allora conferito a questa disciplina. Infatti nel 1866, grazie alla fondazione della Scuola Magistrale Femminile da parte del Presidente Angelo Mosso, ebbe un solido impegno nell’emancipazione sociale della donna nell’attività fisica. Inoltre nel 1878, per volere del Ministro della Pubblica Istruzione Francesco De Sanctis, che era socio del club sabaudo, la ginnastica divenne obbligatoria nei programmi scolastici italiani.


Ora come allora, la ginnastica continua a conferire benefici sia sul piano dello sviluppo motorio, sia su quello della crescita personale dell’individuo. E’ uno sport che si potrebbe definire “primario”, in quanto strumento per potenziare fin dall’età evolutiva tutti gli schemi motori di base (camminare e correre, saltare, arrampicarsi, rotolare, strisciare, ecc…). Sviluppa anche le capacità condizionali forza, velocità, resistenza), molteplici di quelle coordinative (per esempio equilibrio, ritmo, combinazione, ecc…) e migliora la mobilità articolare. Fin dall’infanzia accresce inoltre le componenti cognitive, che conferiscono efficacia ed efficienza al movimento e capacità di trovare soluzioni motorie adeguate.


L’aspetto educativo ha in questo sport ugual peso. Il regolamento della ginnastica artistica, detto Codice dei Punteggi, ha diversi articoli dedicati alla condotta di giudici, tecnici e ginnaste/i. Esso ne definisce i diritti e le responsabilità di comportamento, di utilizzo degli attrezzi, di abbigliamento, di conoscenza e rispetto delle norme in nome di uno spirito di sportività. Pensiamo ad esempio al saluto alla giuria effettuato rigorosamente da ogni ginnasta ad inizio e fine esercizio o l’abbigliamento che deve essere conforme a regole di decoro.

Accanto alle sue qualità formative ed educative, ciò che rende veramente unico questo sport è il virtuosismo tecnico e l’espressione artistica corporea. Una natura poliedrica, frutto di una disciplina che intendeva non solo formare atleti, ma individui virtuosi, e riassunta nel nome di alcune storiche società italiane. Ricordiamo ad esempio la “Società di Educazione Fisica Virtus” di Bologna (1871), la “Società Ginnastica Forza e Virtù” di Novi Ligure (1892) e l’ “Associazione Dilettantistica Ginnastica Robur et Virtus” di Villasanta (1907). Obiettivo di queste istituzioni sportive era insegnare la pratica della forza fisica, ma non di meno quella interiore, curando anche aspetti che conferissero fierezza e valore morale.

Questa è l’eredità lasciata ai tecnici e ai ginnasti che nel tempo hanno fatto evolvere questo sport ad un grado di spettacolarità assoluta. Alti livelli di difficoltà tecnica, bellezza del gesto in rapporto stretto con una forte componente “artistica”. Aggettivo, quest’ultimo, che non a caso fa parte della denominazione di questa disciplina, che sa fare emozionare lo spettatore poiché vive di un’impronta d’arte. Dunque virtù e spettacolarità in uno sport che non smette di stupire e che, nonostante la sua lunga storia, ha ancora molto da raccontare.

Giulia Guglielmi

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