Pillole

La condizione che regola la performance può essere descritta anche come una concentrazione che si mantiene attiva per tutta la gara. Non è una specie di portafortuna, una suggestione o un semplice condizionamento che si recita prima dell’inizio, tipo certi cerimoniali come l’urlo di gruppo, le danze del rugby in Nuova Zelanda o gesti comuni che, in ogni caso, sono utili e fanno sentire uniti. Si tratta di creare uno stato mentale che porti a una condizione psicologica e fisica che si mantenga stabile o si possa richiamare durante la gara. L’allenatore non può proporla ogni volta, perché ognuno l’ha già vissuta, ma deve insegnare a recuperarla a ogni gara.

La concentrazione per la performance

La condizione ideale per la gara è diversa per ognuno, e dipende da qualità personali stabili e da condizioni emotive che si manifestano al momento, che vanno regolate per consentire la performance possibile. Non può essere instillata ogni volta come un rito uguale per tutti, ma occorre trovare un metodo che permetta a ognuno di renderla personale e adeguarla ai propri mezzi.

Come può l’istruttore fare in modo che ognuno arrivi a riviverla? Non si deve raccontare a ogni allievo una storia diversa, ma portare ognuno a recuperare la propria. Si tratta di far rivivere, per qualche minuto e in condizioni di tranquillità e rilassatezza fisica, il vissuto fisico e psicologico della gara migliore che si è giocata e, negli sport più faticosi, la sensazione di forza mentale e resistenza che si è provata. In quella gara si è sperimentato per qualche motivo uno stato di benessere mentale e di performance mai provato, che è rimasto invariata nella mente, e può essere rievocato com’è stato vissuto.

Perché queste sensazioni non si perderanno durante la gara? Il ricordo evocato si mantiene nel tempo, anche se in gara un avvenimento avverso lo può attenuare, come avviene, per esempio, nella pallacanestro, quando una squadra incappa in una serie negativa di canestri subiti, e poi altrettanto rapidamente recupera con una positiva.  Bisogna anche considerare che questo procedimento s’impara inavvertitamente. Lo sportivo adulto, specie se di alto livello, e quindi più attento alle sensazioni interne perché non condizionato dalla tensione e certo dei propri mezzi, è più concentrato già da solo, ma non lo sa fare a comando quando entra in un momento di crisi. Questo metodo, riporta a una gara che, come tutti ricordiamo, era vissuta con entusiasmo e la sicurezza di potercela giocare senza paura di commettere errori o di essere umiliati dall’avversario. Per questo, riduce l’ansia per la gara, alimenta la sicurezza e il coraggio tentare il nuovo, fa provare in anticipo le sensazioni che si proveranno in gara e rassicura di essere pronti.

Altri fattori, importanti più negli sport di abilità, nei quali contano di più le motivazioni, la scelta e la lucidità dei gesti da compiere sono rivivere e recuperare le sensazioni del collettivo. Questa è una condizione nella quale si sa che i compagni possono mettere la creatività e l’iniziativa personale al servizio di tutti, collaborano in situazioni di difficoltà garantendo a ognuno di non sentirsi mai solo e indifeso, di trasformare l’idea e la proposta di ognuno in un’iniziativa comune. L’interesse e la passione per uno sport, che soddisfa più nella pratica che nella vittoria o, per essere più chiari, nella quale si cerca di giocarla al meglio, e non scegliendo marchingegni estranei al gioco soltanto per vincerla. La lucidità, la tranquillità, o quasi la spensieratezza, com’è avvenuto ai recenti europei di calcio. Qui la nostra squadra emanava un’immagine di serenità, perché la performance migliore è legata a una sensazione di piacere, e non di ossessione e frenesia di vincere, che è l’altra faccia della paura di perdere.  

Agli istruttori non si chiede di trascurare la performance a vantaggio di un agonismo più calmo, ma di migliorarla formando uno sportivo responsabile e pronto a imparare e scovare le energie necessarie, e capace di trovare la condizione migliore da solo. Per esempio, allenare a copiare e ripetere e ignorare le qualità della mente riduce lo sport a un continuo addestramento, mentre è fondamentale la partecipazione attiva degli allievi. Si dice, infatti, che negli sport di resistenza estrema il 70% della performance sia frutto della forza mentale dell’atleta. Negli sport di situazione e di abilità, specie se più tecnici, invece, sono chiamati più in causa i livelli superiori dell’intelligenza, come la creatività, l‘intuizione, l’originalità e l’iniziativa libera, che vanno lasciati liberi di esprimersi perché, più che avere schemi da ripetere, serve adattarsi al momento e, quindi, inventarne di nuovi e trovare soluzioni non previste. È necessario, quindi, essere pronti e lucidi per capire, prevedere e scegliere azioni o gesti adatti a ogni circostanza.

Vincenzo Prunelli

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